sabato 19 settembre 2009

Mediterraneo

Non è il mare più esotico e non ha nemmeno il fascino della distanza, ma il Mediterraneo è certamente tra i mari più belli al mondo.
Natura, paesaggi, cultura, vita, il Mediterraneo offre tutto questo. E di più!

La Vegetazione



La mia finestra sul Mediterraneo



Il Blu



Al Mare, Al Mare ....



La Roccia scende al Mediterraneo



Etna: Quando la Natura puo' Esser Matrigna



Ma la Vita ricomincia e vince sempre !



Siracusa



Dioniso ci ascolta



Piazza Armerina



Monreale: la ricchezza della diversita' culturale



Sul mare di Sorrento il Ferragosto lo si saluta cosi



... e c'è chi ha bisogno dell'elicottero per andare per mare ......



Un veliero! Salpiamo ......

giovedì 10 settembre 2009

Anniversari

La data dell’11 settembre viene oggi comunemente associata all’immane tragedia dell’attentato alle Torri Gemelle di New York e all’inizio dello “scontro delle civiltà” ben delineato da Samuel Huntington.
Molti di coloro che, invece, hanno almeno la mia età ricordano l’11 settembre del 1973, quando un colpo di stato abbattè Salvatore Allende in Cile.
Un altro 11 settembre (dell’anno 1683) costituisce una data di elevato significato per l’Occidente poichè quel giorno fu travolto l’esercito ottomano che aveva posto l’assedio a Vienna, capitale dell’Impero Asburgico.
Forte di un’armata di 140mila uomini, il Gran Visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha aveva posto l’assedio a Vienna il 14 luglio 1683.
Il sopraggiungere dei rinforzi tedeschi, ma sopratutto della Cavalleria polacca guidata da Giovanni Sobieski, galvanizzò gli assediati e costrinse i turchi all’attacco nel tentativo di interrompere il dispiegamento delle forze che la Lega Santa stava ultimando.
La battaglia ebbe inizio all'alba dell’11 settembre 1683, subito dopo la messa celebrata dal cappuccino Marco d'Aviano. I turchi pagarono l'errore di non essersi preparati a difendersi dalle forze provenienti dal nord, trovandosi con l'élite del loro esercito (i Giannizzeri) schierata presso le mura che erano ancora in piedi.
Nel tardo pomeriggio, dopo aver seguito dalla collina l'andamento dello scontro, 4 divisioni di cavalleria (1 tedesca e 3 polacche) scatenarono l’attacco guidati da Giovanni III Sobieski in persona.
Un cronista turco al seguito degli ottomani così descrive l'arrivo dell'armata del Sobieski
"Gli infedeli spuntarono sui pendii con le loro divisioni come nuvole di un temporale, ricoperti di un metallo blu. Arrivavano con un'ala di fronte ai valacchi e moldavi addossati ad una riva del Danubio e con l'altra ala fino all'estremità delle divisioni tartare, coprivano il monte ed il piano formando un fronte di combattimento simile ad una falce. Era come se si riversasse un torrente di nera pece che soffoca e brucia tutto ciò che gli si para innanzi".

Va sottolineata la rara lungimiranza del Sobieski che portò aiuto incondizionato a Leopoldo d’Austria, nonostante il suo regno fosse drammaticamente impegnato nelle lotte altrettanto crude con i vicini di Svezia e di Russia. Egli aveva compreso che la caduta di Vienna avrebbe spalancato ai turchi le porte di tutta l’Europa, compresa la Francia di Luigi XIV che si ostinava in una politica di neutralità.
Oltre che costituire un momento drammaticamente cruciale per l’Europa, la Battaglia di Vienna ci ha lasciato due eridità di costume: il caffè ed il croissant.
Il primo, fino ad allora poco diffuso in Europa, trovato in quantità notevoli nell’accampamento precipitosamente abbandonato da Kara Mustafa, fu donato da Giovanni Sobieski a Franciszek Jerzy Kulczycki in segno di riconoscenza per le informazioni sulla consistenza e la collocazione delle truppe ottomane. Kulczycky, con il nome germanizzato di Franz Georg Kolschitzky, già nel 1684 aprirà la prima caffetteria viennese, fra le prime in Europa. Oggi la sua Bottega del caffè non esiste più, ma permane il suo nome al quale è intitolata la via che l'ospitava, Kolschitzky-gasse, mentre una sua statua, posta sullo spigolo del palazzo d'angolo della strada stessa, lo ritrae vestito da turco con una caffettiera in mano.
Infine, per celebrare lo scampato pericolo, dopo l’assedio i pasticceri viennesi crearono il croissant, chiamato nel mondo germanico gipfel, cornetto, ispirandosi alle insegne ottomane. Infatti, il francese croissant si traduce in italiano crescente e si presenta come un cornetto.

domenica 23 agosto 2009

Il Riverbero del Tempo

La bellezza naturale dei luoghi, la ricchezza dei colori, la pluralità dei sapori, fanno di una vacanza in Sicilia una esperienza unica.
Puoi assaporare gusti che pensavi sopiti per sempre, godere dello spettacolo che la natura propone sotto molpeplici forme e colori, rivivere le vestigia di tempi che, proprio perchè assai lontani, devono esser stati di tale grandezza e splendore da aver lasciato una eredità così importante e ancora oggi fruibile.
Ma una vacanza in Sicilia non può non prevedere un passaggio da Siracusa. La città è interessante sotto molteplici aspetti: il Teatro Greco riesce a rendere “contemporanea” la grandezza della civiltà dalla quale proveniamo, il Centro Storico di Ortigia, meravigliosamente salvaguardato e valorizzato, costituisce un eccellente esempio di come sia possibile coniugare l’antico col moderno. Ma Siracusa richiama alla mente innanzitutto la grandezza di Archimede.
Matematico e fisico, il suo nome è tuttora legato a innummerevoli scoperte ed invenzioni: dal π (rapporto tra circonferenza e diametro) alla formula per calcolare l’area di un segmento parabolico, dagli studi dei solidi generati per rotazione alle iperboli e parabole generate intorno all’asse, fino all’invenzione della carrucola, delle paranche, della ruota dentata.
Il nome di Archimede è anche legato alla teoria delle leve, alle teorie del baricentro, all’idrostatica. Tuttavia, Egli è anche ricordato per la preziosa opera prestata in occasione della difesa di Siracusa contro l’assedio dei Romani guidati da Marcello. Fece costruire macchine per lanciare dardi e sassi a grande distanza e, con un ingegnoso sistema di specchi ustori, riuscì ad incendiare diverse navi romane assedianti.
Secondo la tradizione, alla presa di Siracusa, nel 212 a.C. nel pieno della guerra contro Annibale, Marcello aveva ordinato che il Grande Scienzato fosse risparmiato. Archimede, tuttavia, tutto preso nella risoluzione di una sua formula, non si avvide di un soldato che gli parlava e questi, non ricevendo alcuna risposta, irritato lo uccise, troncando così il contributo del Grande Scienziato all’Umanità.
Ma un quesito ha accompagnato il mio viaggio di ritorno: chi è l’Archimede dei nostri giorni? E, sopratutto, chi meglio impersona il soldato di Marcello che, irritato per la mancata risposta, uccise Archimede?

lunedì 20 luglio 2009

Un Dramma che Suscita Ilarità

Caro Mass,
mi pemetterai di ricordarti che siamo in piena estate e, quindi, che ci meritiamo qualcosa di meno impegnativo rispetto ai tuoi ultimi pur interessanti post.
Allora, volevo segnalarti che Il Messaggero on line ha riportato la notizia di una coppia (lui parrucchiere quarantenne, lei impiegata trentacinquenne) che, partita in luna di miele a Maurutius, ha visto naufragare il proprio matrimonio dopo una sola settimana.
Il novello sposo, infatti, declinata una richiesta della sposina di esser accompagnata in una escursione, si è visto colto in flagranza dalla donna, rientrata all'improvviso nel suo bungalow a causa di un temporale. Il parrucchiere si “intratteneva” con un'altra, anch’ella in viaggio di nozze!
Dopo l'inevitabile scenata, la sposina ha preso il primo volo disponibile per l'Italia e si è rivolta all’Avvocato Orecchioni per avviare la causa di annullamento del matrimonio appena celebrato.
Proprio tale ultimo particolare ha suscitato l’ilarità di un lettore che, firmandosi ‘Uno’, ha commentato: “scusate non riesco a trattenermi. Dopo tutto sto popò di impicci, pure l'avvocato Orecchioni. Ahahahahahahahah””
Un caro saluto
Gustavo

domenica 19 luglio 2009

Se Seicento Anni Vi Sembran Pochi

Alcune recenti inziative della Banca d’Italia nei confronti di Zopa hanno portato all’attenzione del grande pubblico l’emergere, anche in Italia, di un fenomeno – il prestito sociale – che ha già qualche anno di vita in diversi altri paesi, evidentemente più inclini a nuove pratiche mercantili ed anche sociali.
In sostanza il “social lending” utilizza la rete per mettere in contatto chi offre una somma di denaro con chi ha bisogno di contrarre un prestito. L’intemediario (in Italia fin’ora la britannica Zopa e l’olandese Boober) attribuisce un “rating” di solvibilità al richiedente e “spalma” in numerosissime operazioni il capitale offerto dal prestatore, in maniera da ridurre notevolmente il rischio per colui che offre il proprio denaro. I due attori stabiliscono direttamente le condizioni in termini di durata, tasso etc, che quindi mutano continuamente.
In realtà tale pratica non è per nulla nuova, se solo si risale alla funzione svolta nel passato da certe comunità ed etnie, in maniera da poter aggirare le proibizioni imposte agli appartenenti a determinate fedi religiose che proibisconono il prestito con interessi.
Sta di fatto che l’affermarsi di comunità virtuali anche per i prestiti suona anche come una bocciatura per il sistema bancario ed il ruolo non secondario svolto da certe banche nel pervenire alla situazione che ha determinato la crisi nella quale il mondo intero si dibatte.
C’è chi ha rilevato come la banca moderna – concepita in Toscana circa 600 anni fa – abbia impiegato sei secoli per offrire un servizio a cui ricorre meno di un terzo della popolazione mondiale. Il telefono cellulare, nato solo trentanni fa, è già utilizzato con soddisfazione dai due terzi della popolazione mondiale!

mercoledì 15 luglio 2009

Petimus Bene Vivere

Caro Mass,
permettimi di intervenire a commento del tuo interessante post sugli effetti della crisi, o meglio sul tuo quesito inespresso se la crisi non rischi in realtà di lasciare le cose come stavano, senza quella funzione catartica che molti, invece, prevedono e perfino si attendono dalla presente Tempesta, come tu la chiami.
Gianni Riotta ha recentemente ricordato come già vent’anni fa Fukuyama aveva intuito che le ideologie figlie della Rivoluzione Francese declinavano allo schiudersi dell’era informatica. Abbiamo assistito, in un volgere evidentemente troppo breve, al tumultuoso passare di un miliardo di esseri umani dalla fame a uno stato più dignitoso e mezzo miliardo di loro, tra Cina ed India, divenire ceto medio. Per costoro ieri il miraggio era una ciotola di riso oggi il sogno (spesso realizzabile) si chiama Louis Vuitton o Prada.
Ma nel contempo il mondo, perduto il proprio ordine e, forse, perfino le potenze egemoniche ma stabilizzanti, si dibatte nella ricerca di un nuovo ordine planetario per uscire dal presente caos.
Mai più di oggi suona appropriata la saggezza di Orazio, Strenua nos exercet inertia: navibus atque quadrigis petimus bene vivere... (Un'inerzia irriducibile ci frustra e andiamo per mari e terre inseguendo la felicità…)
Un caro saluto
P. Agora

domenica 12 luglio 2009

Gli Effetti della Crisi ?

Singapore, a giusto titolo considerata una delle più importanti economie di servizi, ha deliberatamente scelto di mantenere almeno ad un quinto il contributo alla composizione del Prodotto Interno Lordo dal settore industriale. E’ un dato importante se, ad esempio, si considera che nel Regno Unito meno del 14% del Pil proviene dalla produzione di beni.

Quindi, la tendenza alla “terziarizzazione” sembra compiuta e non meraviglia la composizione della classifica 2009 delle principali 500 aziende al mondo che Fortune redige annualmente.

Ai primi posti si collocano - con fatturati ed utili ben superiori alla maggior parte degli Stati del mondo – aziende petrolifere (ben sette tra le prime nove) e di servizi (distribuzione organizzata, assicurazioni, banche). Solo al decimo posto troviamo la prima impresa industriale, la giapponese Toyota, peraltro solo al 30˚ posto per numero di dipendenti.

Non può sorprendere, ovviamente, l’importanza sempre maggiore che assumono le imprese delle tecnologie. Dopo le “scontate” General Electric (dosicesima) e Siemens (trentesima), si afferma la HP, al trentaduesimo posto con 120 miliardi di dollari di fatturato ed utili ben superiori ad una “manovra” finanziaria italiana. HP, Hewlett e Packard: ricordate i due giovani studenti che nemmeno trent’anni fa, in un garage della periferia di Los Angeles, avevano intuito che il computer non era una macchina per la gestione di gigantesche burocrazie, ma poteva servire per comunicare tra individui?.

E l’Italia? Sono dieci le aziende italiane nella classifica di Fortune. Forse non male per un paese che ha eletto le medie e le piccole imprese ad icona del proprio modello di sviluppo. Dopo l’ENI (17ˆ non solo grazie ai picchi del prezzo del petrolio registrati lo scorso anno), vi si trovano Generali, Uncredit, Enel e Fiat.

Ma una domanda aleggia prepotente: è questa la scala dei “valori” delineata dalla “Tempesta” provocata dalla crisi nel quale il mondo si dibatte?